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    Un drink in mano, una terrazza verde, il tramonto sullo sfondo e nell’aria la musica (da Voglia d’Infinito a Piccola sbronza ) dei Selton . È, probabilmente, ciò che più somiglia all’idead’estate, a cui si può aspirare pur rimanendo nel centro di Milano. E gran parte del merito è dei tre ragazzi di Porto Alegre (Daniel, Eduardo e Ramiro), ex compagni di scuola, che, ormai una decina di anni fa, si sono rincontrati a Barcelona e hanno deciso di mettere su una band. Il resto è storia: il produttore italiano che li nota mentre cantavano i Beatles al Parc Guèll, il primo disco registrato a Milano ( Banana A Milanesa, col contributo di Enzo Iannacci ), il bis nel 2016 con Loreto Paradiso, che ha scandito i ritmi di un’estate, e l’ultimo album (Manifesto Tropicale) arrivato nel settembre 2017.

    Selton

    In mezzo più di cento date (e tante altre ne verranno: il tour estivo) e infiniti passaggi in radio. «È stato un anno intenso», racconta Daniel prima di salire sul palco e dare inizio all’aperitivo Sanset, firmato Sanbittèr,alla Terrazza di Via Palestro, «il nostro disco, come la nostra storia, parla di contaminazioni, di mix di culture, e credo sia molto importante, in un momento come questo, parlare di quanto sia bello imparare da quello che arriva da lontano, senza aver paura di chi è diverso».

    In mezzo più di cento date

    Che ideavi siete fatti del clima che si respira adesso in Italia? Daniel : «Si ha paura dello straniero, di ciò che è diverso. Se prima il problema erano quelli del Sud, adesso sono i non italiani. La soglia di tolleranza si è abbassata. E parte della politica fomenta le espressioni di un nazionalismo sempre più basso, si fa leva sui sentimenti peggiori della gente. Così in questo modo si distoglie l’attenzione dai veri problemi del Paese». Ramiro : «L’integrazione tra popoli e culture sarà la regola».

    20 febbraio 2010 a 14:33 (UTC 2) Link a questo commento

    nell’articolo tu affermi che nel XIII e XIV secolo l’armatura a piastre metalliche dei cavalieri li metteva al sicuro dalle frecce dei longbow, ma mi viene in mente che a CRECY (1346) gli arceri inglesi fermarono una carica e misero in rotta la cavalleria francese. Come è spiegabile tutto ciò? si sente dire spesso che le frecce colpirono per lo piu i cavalli ai fianchi, ma se i cavalli erano in carica frontale come possono essere stati colpiti ai fianchi? ed inoltre se anche i cavalieri fossero stati disarcionati non potevano cmq affrontare gli arceri a piedi essendo invulnerabili alle loro frecce? ho scritto qui perche credo che la mia domanda sia attinente al tema della resistenza delle armature dell’epoca.

    20 febbraio 2010 a 14:46 (UTC 2) Link a questo commento

    Di archi lunghi e resistenza delle armature, in particolare anche di Crecy, si è già parlato in questo articolo: Persol PO3077V cod colore 204 noI0u2m

    Cerca il punto dell’articolo in cui c’è questa citazione col blockquote, nella sezione “Il Longbow nell’uso militare e altre informazioni”:

    Nella sezione precedente trovi anche l’esempio di Flodden del 1513. Nel dubbio leggiti tutto l’articolo che qualcosa di interessante lo trovi di sicuro.

    Le frecce cadono dall’alto, a parabola, in massa: il tiro teso è molto breve. Nella massa di frecce che ondeggiano nel cielo dall’alto, cosa c’è di strano che cadano sui fianchi (i cavalli non sono bidimensionali), sul sedere, sulla capoccia e sul collo dei cavalli? Mi stupirei che colpissero il collo dal basso o il ventre a lunga distanza…

    Cioè avanzare nel fango, senza alcun vantaggio della carica di cavalleria, facendosi sterminare da uomini d’arme meglio adatti al combattimento a piedi di loro e con armi ad asta specifiche? E in ogni caso senza poter attaccare gli arcieri che erano protetti come sempre da robuste difese di pali appuntiti… in pratica avvicinarsi per scavalcare le difese equivarrebbe a prendersi le frecce da sfondamento a bruciapelo e, in tal caso, la maglia di ferro è altamente probabile che ceda (braccia e gambe non sono protette da cotte di piastre ulteriori, di solito). Sarebbe stata un’idea . ^_^

    “Archers with strong and numerous volleys darkened the air… an intolerable multitude of piercing arrows, and inflicting wounds on the horses , either caused the French horsemen to fall to the ground , or forced them to retreat.” Fonte: una cronaca del 1446 (100 anni dopo).

    si sente dire spesso che le frecce colpirono per lo piu i cavalli ai fianchi, ma se i cavalli erano in carica frontale come possono essere stati colpiti ai fianchi?

    ed inoltre se anche i cavalieri fossero stati disarcionati non potevano cmq affrontare gli arceri a piedi essendo invulnerabili alle loro frecce?

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